Questo nuovo articolo nasce in seguito a due incontri formativi rivolti a sei classi dell’ultimo anno dell’Istituto Cine-tv Rossellini di Roma sul tema della privacy ed in particolare sull’uso dei social.

Nel corso degli incontri con i ragazzi ci siamo confrontati su l’utilizzo che gli stessi fanno dei social e sul grado di consapevolezza e senso critico che hanno sugli strumenti che impiegano nella loro quotidianità con una permanenza giornaliera nella media di almeno quattro ore.

L’approccio, rispetto ad un pubblico adulto, è stato diverso e – con l’ausilio di alcuni film – si è prima di tutto effettuata una ricostruzione storica dell’evoluzione tecnologica che ha permesso nel 2004 l’ingresso dei social nel settore delle telecomunicazioni.

  • The imitation game,  2014 – nascita del primo computer;
  • Steve Jobs, 2015 – nascita del primo computer da tavolo ed apertura dell’informatica agli utenti;
  • The social dilemma, 2020 docu-film su utilizzo dei social “Se il servizio è gratis, il prodotto sei tu“.

L’incontro è proseguito traendo spunto da alcuni dati emersi a livello globale sul numero di utenti presenti nelle principali piattaforme social a gennaio 2021 e, nonostante il pubblico presente all’incontro ritiene Facebook un social obsoleto superato da TikTok, Twitch, Instagram, a livello globale Facebook mantiene ancora nel 2021 il primato globale del numero di utenti iscritti.

Abbiamo, inoltre, commentato insieme i dati presentati in occasione del Safer Internet Day tenutosi a febbraio 2021, dal quale è emerso che la metà della popolazione globale già nel 2019 era attiva sulla rete e, dai dati Unicef, il 30% della presenza sulla rete è costituita da un pubblico minore. Sempre in occasione dell’evento del febbraio scorso è emerso come il 61% del pubblico adolescente (in un’età compresa tra i 13 ed i 23 anni) dichiarano di essere stati vittima di episodi di bullismo mentre il 68% dichiara di aver assistito a episodi di bullismo.

Questi dati sono stati, poi, completati con altri che sono emersi in occasione di uno studio condotto dalla Commissione Europea che già nel 2019 denunciava come fossero aumentate le segnalazioni di abusi on line a danno dei minori, passando da 23.000 segnalazioni nel 2010 a 725.000 nel 2019, senza tenere conto di come negli anni 2020-2021 – complice la pandemia da Covid-19 – l’isolamento e le restrizioni sociali hanno fatto si che l’utilizzo dei social e del contatto tecnologico siano aumentate in maniera esponenziale.

Dopo tutte queste premesse, ci siamo quindi domandati se fossero presenti delle normative che regolassero il settore delle comunicazioni tramite social e sul grado di consapevolezza dei ragazzi quando pubblicano sui social.

  1. Sul primo punto, nonostante il fenomeno social sia iniziato oramai nel lontano 2004 ed è un settore in continua espansione sia in termini di utenza che di profitti delle diverse piattaforme presenti a livello globale, ad oggi non esiste una normativa internazionale che effettui una regolamentazione minima anche in termini di responsabilità. In questo vulnus normativo si è fatta sempre più spazio la volontà del singolo gestore privato che detta le regole e le condizioni di utilizzo dei social in una asimmetria che sembra essersi (ad avviso di chi scrive) sempre più dilatata a sfavore dell’utenza. Infatti, colui che vuole iscriversi al social fornisce i propri dati personali ed accetta – senza quella chiarezza informativa che regge la struttura del codice della privacy e che parla di liceità, trasparenza e responsabilizzazione nel trattamento del dato personale – le condizioni di utilizzo del servizio  stabilite unilateralmente o presenti ma ben nascoste all’interno della piattaforma. Senza considerare l’età di iscrizione ai social da parte dei minori. Su quest’ultimo punto si è pronunciato ad inizio anno il Garante per la Protezione dei Dati Personali, il quale ha rimarcato come l’età minima per poter attivare un profilo sui social – e nel caso particolare su Tik Tok – è di 14 anni, come anche stabilito dal D. Lgs 101/2018, età minima per esprimere un consenso che sia pienamente efficace e non viziato. Ma rimane comunque cruciale ad avviso di chi scrive una domanda: vogliamo continuare a lasciare delega in bianco ai privati sulle condizioni generali di utilizzo di mezzi che hanno implicazioni sulla propria riservatezza, sociali, economiche e personali oppure è il caso di concordare a livello internazionale una normativa cornice che rispetti i diritti fondamentali del corretto trattamento del dato per poi lasciare che condizioni particolari vengano definite a valle nei singoli rapporti? Ad oggi le riflessioni si stanno sviluppando nelle diversi corti nazionali ed europee, ma un tavolo vero e proprio internazionale non è stato ancora aperto.
  2. Altra questione è quella relativa all’utilizzo dei social da parte degli adolescenti. Bisogna ammettere che gli adolescenti incontrati hanno manifestato una forte sensibilità sul tema ed anche un forte senso critico, ma rimane cruciale – soprattutto all’interno di una formazione – chiarire come la libertà di espressione sancita all’interno dell’art. 21 Costituzione secondo cui “Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusionenon legittima a poter utilizzare ogni forma verbale che possa minacciare una persona (art. 612 c.p.), diffamare una persona (art. 595, comma 3, c.p. aggravata dal mezzo) o oltraggiare un pubblico ufficiale (art. 341 bis c.p. nel caso in cui l’offesa sia diretta ad un pubblico ufficiale nella sua funzione). Nell’incontro abbiamo cercato di capire quelli che sono gli elementi costitutivi e le condotte punibili rimarcando come il senso critico ed ironico sono tutte condotte lecite ed ammissibili, ma atteggiamenti positivi e non lesivi dell’altrui personalità ed immagine oggi più che mai sono di fondamentale rilevanza prima di tutto come esseri umani per poi nel caso rilevare come condotta lesiva, di cui – in caso di minori – competenza è in capo alla polizia postale ed al Garante per le Protezione dei Dati personali, nel caso in cui il fatto venga commesso da un minore. Rimane anche in questo caso sempre una domanda: Non sarebbe opportuno prevedere all’interno dei cicli scolastici di ogni grado l’obbligatorietà di percorsi formativi ed educativi in relazione alla privacy ed uso dei social rivolti agli alunni e alle famiglie che prima di tutto sensibilizzino sulla trasmissione dei principi fondamentali costituzionali e sull’importanza delle sue implicazioni anche come doveri civici ? Anche su questo punto la questione è aperta e ad oggi rimane alla sensibilità della singola scuola quello di prevedere nel proprio piano formativo un approfondimento su tale tema.

Come sempre, alla fine di ogni formazione che viene effettuata, la sensazione che si porta – soprattutto con gli adolescenti – è quella di sentirsi più arricchiti e, con l’augurio e la speranza di aver trasmesso una formazione efficace, li si ringrazia tutti quanti.

Per maggiori informazioni sui pacchetti formativi che proponiamo contattateci.