
Secondo l’osservatorio eCommerce b2c promosso dal Politecnico di Milano il valore degli acquisti on-line in Italia nel 2019 ha sfiorato i 31,6 miliardi di euro con un incremento rispetto al 2018 pari al 15%. E’ di tutta evidenza che il mercato digitale è in continua espansione, non considerando il primo trimestre del 2020, in cui in piena emergenza COVID-19 si è fatto ancora di più ricorso all’acquisto on line.
Ma cosa sappiamo del mercato E-commerce? Delle tutele spettanti a tutti quei consumatori che durante il lockdown hanno acquistato on line e non hanno ricevuto la merce?
Già nel 2019, da un’indagine voluta dalla Commissione Europea è emerso che, analizzando un campione di siti e-commerce, oltre il 60% era irregolare a discapito del consumatore ignaro.
Le irregolarità sono consistite in diverse pratiche commerciali scorrette perpetrate nei confronti dei consumatori, dalla poca trasparenza del prezzo promozionale, sino al pagamento di un prezzo superiore da quello pubblicizzato dovuto alle scarse informazioni sulle commissioni, oppure alle spese di spedizione non pubblicizzate ovvero all’aumento del prezzo a seconda del metodo di pagamento utilizzato.
Per non parlare delle mancate consegne in pieno lock-down, in seguito alle quali, alcuni venditori invece di rendere il prezzo pagato sulla medesima carta di credito utilizzata per l’acquisto in favore del consumatore, hanno predisposto di default un buono acquisto, senza considerare le reali necessità del consumatore che, non avendo ricevuto il prodotto ordinato, poteva essere dissuaso dall’acquistare prodotti di diverso genere o qualità e, quindi, non avere più alcun interesse all’acquisto.
E’ di recente l’entrata in vigore, il 07.01.2020, della normativa comunitaria Direttiva UE 2161/2019, la quale ha modificato una serie di normative già esistenti in materia tutela dei consumatori nelle transazioni transfrontaliere tramite l’e-commerce, tra cui la Direttiva 93/13 CEE del Consiglio e le Direttive 98/6 CE, 2005/29/CE e 2011/83/UE.
I punti più importanti della nuova normativa europea sul commercio elettronico possono catalogarsi in: 1) aumento della trasparenza da parte dei commercianti digitali sui venditori; 2) regolamentazione sulle recensioni e le sponsorizzazioni 3) le nuove indicazioni su come dovrà essere indicato il prezzo in caso di sconti; 4) tutela dei consumatori.
Per quanto concerne le tutele, invece, il Regolamento UE 524/2013, già allora aveva istituito l’ODR On line dispute resolution, delle procedure extra giudiziali destinate a risolvere conflitti tra consumatori ed imprese originate dall’acquisto on line e che, tra l’altro, non aveva e non ha costi per i consumatori, i quali potrebbero accedere ad una piattaforma on-line anche senza l’assistenza di un legale e segnalare il comportamento illecito del sito e-commerce.
Nonostante l’entrata in vigore effettiva a partire dal 2016 della ODR, è la stessa Commissione Europea nella Relazione del 25.09.2019 a sottolineare nelle sue conclusioni come: “…il quadro ADR/ODR è sottoutilizzato e deve ancora realizzare il suo pieno potenziale. I problemi che restano attualmente da affrontare riguardano la consapevolezza e la percezione dell’ADR, la navigabilità dei sistemi nazionali di ADR e l’adozione di da parte dei professionisti”.
Emerge, quindi, a fronte delle molteplici segnalazioni come il sistema ODR sia sottovalutato e poco conosciuto https://ec.europa.eu/consumers/odr/main/index.cfm?event=main.home2.show&lng=IT.